mercoledì, luglio 11, 2012

Perché la Gioconda è in Francia? La risposta a Clos Lucè

Il sorriso di Monna Lisa nel parco di Leonardo
Se vi siete chiesti, almeno una volta, perché la Gioconda si trovi al Louvre, in Francia, ecco la risposta: Napoleone, ve lo dico subito, non c'entra niente.

Quando Leonardo arrivò in Francia, chiamato da Francesco I, portò con sé poche cose, d'altra parte viaggiava a dorso di mulo e prima di arrivare ad Amboise aveva anche le Alpi da attraversare... ma non poteva inventare il treno, come nel film “Non ci resta che piangere”? 

Volevo solo strapparvi un sorriso, ora torno ad essere seria. Nelle sacche di cuoio, il suo bagaglio insomma, Leonardo custodiva le tre opere a cui teneva di più, al punto di volersene privare: la Gioconda, Sant'Anna, la Vergine e il Bambino e San Giovanni Battista, opera quest'ultima che finì proprio ad Amboise. Le tre opere erano ad Amboise e quando Leonardo morì la Corona le acquisì. Tutto qui.

Clos Lucé
Vi ho detto perché arrivò in Francia, dove è sepolto e perché la Gioconda si trovi al Louvre, ora, come promesso, vi parlo della sua ultima dimora terrena: il castello di Cloux, ovvero Clos Lucè, che si trova ad appena 3-400 metri dal castello di Amboise. Qui Leonardo trascorse gli ultimi tre anni di vita, dal 1516 al 1519. 

Oggi è un luogo interamente dedicato a divulgare la conoscenza del genio italiano, come pittore, architetto, ingegnere, studioso e inventore.

Inoltre, vista la posizione nel cuore della Valle della Loira, Clos Lucè serve anche a ricordare limportante ruolo avuto dalla regione durante il periodo rinascimentale.

Quando Francesco I lo convinse a raggiungere la Francia gli offrì questa dimora, la stessa che lo aveva visto bambino, un appannaggio di 700 scudi d'oro all'anno (che erano veramente tanti!) e lo nominò “primo pittore, architetto e ingegnere del Re”. Insomma ad Amboise Leonardo, come riferisce Margherita di Navarra, sorella maggiore del sovrano, “era libero di pensare, sognare e lavorare”. Qui oggi il visitarore riesce a rivivere in parte le atmosfere in cui Leonardo lavorò. Tra i progetti futuri, c'è anche quello ambizioso di ricreare lo studio del maestro.

La camera di Leonardo da Vinci
La visita a Clos Lucè inizia dal ballatoio, ultimo elemento medioevale, che ricorda i tempi in cui era una dimora fortificata. Sicuramente il momento più emozionante della visita è quando si arriva in quella che fu la stanza di Leonardo. Dalla finestra lo sguardo spazia fino alla reggia di Amboise, che l'artista raffigurò in un disegno oggi appartenente alla collezione di Windsor. Ed è sempre in questa stessa stanza che il genio vinciano scrisse il suo testamento e morì. Una sorta di leggenda metropolitana, rappresentata anche in un dipinto, dice che in quel momento Francesco I fosse accanto a lui, Non è vero, ma è comunque indicativo per capire il forte rapporto che c'era tra i due. Francesco I, ricordiamolo, chiamava Leonardo “papà”.
Camera di Margherita di Navarra
Altra camera ammobiliata che incontriamo è quella di Margherita di Navarra. Affreschi non di Leonardo, ma di suoi allievi, sono quelli che si possono ammirare nell'oratorio di Anna di Bretagna, un regalo di Carlo VIII alla sua sposa per dimostrarle il suo amore. 
Cucina

Come forse sapete Leonardo era vegetariano, a preparargli manicaretti adatti a lui, pensava la fidata cuoca Mathurine nella cucina dove, accanto al grande camino, Leonardo amava riscaldarsi nelle fredde giornate invernali. 

Completa il percorso di visita il salone rinascimentale, le sale settecentesche e le sale dei modellini. 

Qui è possibile vedere alcune delle straordinarie e innovative invenzioni del grande genio. E' incredibile come sia riuscito a pensare, con quattro secoli d'anticipo, a invenzioni per l'epoca fantascientifiche, prime fra tutti i lavori legati al volo umano: l'aereo, l'elicottero, il paracadute.
La sala dei modellini
Tanti i campi che interessarono Leonardo, dal genio civile e militare all'idraulica, dall'ottica all'aeronautica... ma non finisce qui: uscendo nel parco vi aspetta un vero e proprio approccio esperienziale con il grande genio. Ma di questo vi parlerò un'altra volta.
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